Gandhi, noto uomo politico indiano, nel suo libro "Regime e riforma alimentare", afferma: "Per liberarsi da una malattia, occorre sopprimere l’uso del fuoco nella preparazione del pranzo".

Albert Mosséri

Albert Mosséri
"La pratica dell’igienismo così come io la pratico oggi è venuta per gradi; ho dovuto percorrere numerose tappe, in quanto avevo bisogno di cercare il regime adeguato, le buone idee, cosa non facile. E una volta trovate le soluzioni, le tentazioni esterne e interne sono talmente forti che le cose trovate non si possono applicare a primo colpo. Furono necessari anni e anni di lavoro per poter praticare l'igienismo puro...."

A R C H I V I O

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Piu' impariamo le leggi della natura che regolano e governano la nostra salute, meno dobbiamo temere il distruttivo attacco della malattia. A. Ehret

La sintomatologia del digiuno


Sintomatologia del digiuno




Se gli accumuli tossici nel sangue e nei tessuti sono molto elevati, le condizioni generali di salute richiedono una intensa azione eufisiologica e possono comparire durante il digiuno altri segni, variabili da individuo ad individuo ed in relazione alle patologie: sono da valutare positivamente, in quanto processi finalizzati alla guarigione, e pur indicando una non ideale condizione iniziale testimoniano che il corpo é in grado di reagire prontamente ed intensamente e possiede pertanto una notevole vitalitá ed una sostanziale integritá.
Tra i sintomi piú frequenti: cefalea, nausea, vomito. Sono spesso in rapporto ad un sovraccarico epatico, e questo é confermato dall’eventuale comparsa di colorito giallognolo della pelle, ad urine molto scure per la presenza di pigmenti biliari, e dalla presenza di bile nel vomito. Alla palpazione il fegato puó essere dolente. L’ingrossamento epatico, se é semplice espressione di ingorgo e sovraccarico, e comunque solo funzionale e non dipendente da altre patologie, si riduce rapidamente.
Altri sintomi frequenti sono: infiammazioni varie, a livello delle mucose, della pelle, delle articolazioni, come ad esempio eruzioni cutanee, ascessi, perdite vaginali, uretriti ecc..
 
Testimoniamo processi ricostruttivi o di eliminazione
Tipiche del digiuno sono la riacutizzazione di disturbi cronici e/o la ricomparsa di patologie di cui si era sofferto in passato ed apparentemente guarite. Le riacutizzazioni si presentano tendenzialmente con un andamento nel tempo inverso rispetto a quello con cui le malattie si sono succedute alla loro prima comparsa: di solito cioè si manifesterà per prima la patologia che ha fatto per ultima il suo esordio. Se per esempio si é sofferto durante il digiuno i segni epatici tenderanno a precedere l’attacco di gotta.
Riacutizzazioni e ritorni di patologie sono legati alla incompleta o solo apparente guarigione: con il digiuno vengono attivati i processi torpidi e cronicizzati, ripresi quelli inibiti dall’uso incongruo di farmaci, deviati o abortiti per le condizioni sfavorevoli in cui il corpo si trovava al loro esordio, e vengono avviati a completa guarigione.
E’ evidente che possono comparire i sintomi piu’ vari, in relazione ai disturbi occorsi in passato, e la loro ricomparsa deve essere valutata positivamente. In alcuni casi, segno di reattività molto intensa, possono manifestarsi rialzi febbrili, per lo piú  lievi e di breve durata. La comparsa di coliche epatiche o renali durante il digiuno si accompagnano all’eliminazione di calcoli.
L’evoluzione di tutti questi sintomi é in genere rapida e l’intensità attenuata: raramente la sensazione del dolore richiede interventi specifici. 


La trasformazione durante il digiuno



Digiuno e trasformazione



 
Le migliaia di casi seguiti hanno permesso di accumulare esperienze e di mettere a punto il metodo del digiuno come trasformazione evolutiva.
Il digiuno viene considerato un vissuto che si sviluppa in uno spazio - tempo  non  allineato con quello quotidiano, il momento di uno straordinario viaggio interiore e di un intenso scambio relazionale che si arricchiscono reciprocamente. La profonda commutazione biopsichica del digiuno è colta come l’occasione  per una rinnovata apertura alla vita, per determinare scelte ed apprendere nuovi percorsi: la guarigione e l’accresciuto benessere sono visti come una conseguenza di questa azione primaria.
Consideriamo il digiuno particolarmente adatto:
- a coloro che sono orientati verso l’autogestione del corpo e sono convinti che la salute dipenda in modo primario dallo stile di vita;
- a chi vuole voltare pagina, interrompere situazione di stallo nelle relazioni, nel lavoro, liberarsi da condizionamenti, dipendenze (fumo e abitudini nocive);
- a chi vuole eliminare le conseguenze di abusi alimentari e ricercare un miglior rapporto con il cibo;
- a chi desidera ritardare la senescenza;
- a chi pratica la meditazione, la ricerca spirituale;
- a chi, per sua scelta, rifiuta  le comuni terapie.


Attività durante il digiuno


Attività durante il digiuno



Se il riposo é essenziale durante il digiuno per incanalare le energie a fini terapeutici (spesso non solo i segni di eliminazione si intensificano soltanto quando il digiunante riduce l’attivitá, ma anche le perdite di peso aumentano, questo é dovuto ad una maggiore attivitá escretrice dei reni) di grande importanza é l'inserimento di attivitá adatte alla nuova condizione.
La completa inattivitá é da osservare se é il corpo stesso a richiederla con la sensazione di spossatezza. La condizione migliore da associare al digiuno é quasi sempre un riposo relativo, cioé un fare che non disperda e nello stesso tempo eviti gli ingorghi energetici modulando l’intensitá delle reazioni e mantenendo una soglia ottimale di tono motorio.

E’ comunque sempre indispensabile evitare gli sforzi, non superare mai la soglia dell’affaticamento, interrompendo immediatamente qualunque attivitá al primo disturbante segno di stanchezza: durante il digiuno si é assai sensibili, reattivi e labili e si puó passare con rapiditá da uno stato all’altro: anche il sonno si modifica e puó farsi piú leggero, ridursi nella durata o arricchirsi di sogni e questo contribuisce a creare uno stato fragile.
Puó accadere, per esempio, di sentirsi pieni di energie e spinti ad attivitá energiche che spossano assai piú rapidamente di quanto ci si sarebbe aspettati. Con particolare attenzione si devono evitare tutti i movimenti rapidi, bruschi, violenti: non si facciano piegamenti forzati e veloci del collo, del tronco e non ci si alzi di scatto per evitare l’insorgere di vertigini, capogiri e mancamenti determinati da fugaci abbassamenti della pressione arteriosa.
Nei momenti liberi possono essere consigliabili brevi passeggiate, scrivere un diario, conversazioni, qualche lettura.
Si evitino le discussioni, lo studio prolungato, tutte le occasioni che possono determinare emozioni intense, stress, ira, timore. É consigliabile anche evitare di farsi assorbire da attività connesse al lavoro.
È fondamentale che si persegua la calma, la positivitá, la fiducia e si cerchi nelle persone attorno un sostegno.


La fame



La Fame



Nei primi due tre giorni di digiuno la fame viene in genere avvertita con intensitá variabile: è questa la fase iniziale di transizione, in cui il corpo avverte il brusco cambiamento e non é ancora avvenuto l’adattamento alla nuova condizione fisiologica. 

Nei giorni successivi la fame tende in genere a scemare e a scomparire del tutto e sono rarissimi i digiunanti che affermano di continuare ad avvertirla in modo intenso e costante.
In soggetti che hanno un rapporto problematico col cibo puó permanere un senso di mancanza, di vuoto, espressione di dipendenza psichica che non puo’ definirsi fame, tanto piú che spesso é associata a disgusto e repulsione per gli alimenti: piuttosto si avvertono le carenze interiori, le insoddisfazioni, le frustrazioni che prima venivano nascoste e sedate dal cibo il quale spesso svolge in modo rilevante un ruolo suppletivo, mai del tutto assente.
Questo spiega come in molti digiunanti, pur in assenza di desiderio di cibo e di altri segni psichici di dipendenza, il cibo diventi tema di sogni e fantasticherie o l’argomento di conversazione.

È importante riflettere ed elaborare questi aspetti psichici per raggiungere un rapporto piu’ equilibrato col cibo e durante i digiuni di gruppo sono fondamentali a questo fine gli incontri sul vissuto dell’esperienza.
La vera fame viene cosí descritta: é una sensazione piacevole, si sente in bocca acquolina e non é collegata a sensazioni moleste come crampi allo stomaco, senso di vuoto, languore ecc…; non é legata a voglie particolari o strane ed aumenta col passare del tempo.
La falsa fame è invece caratterizzata da malesseri, voglie, ed é in genere fugace. Un criterio per distinguere la vera dalla falsa fame secondo alcuni igienisti sarebbe quello di attendere una o due ore prima di soddisfarla.

Fasi fisiologiche


Le fasi fisiologiche



Le fasi di alimentazione-digiuno sono due fasi non solo metaboliche, ma anche due fasi esistenziali che, come il sonno e la veglia, concorrono alla pienezza della vita, perchè con il digiuno si raggiunge una condizione necessaria per un riequilibrio, una rigenerazione, una guarigione.
I periodi di inanizione sono intervallati ai pasti, ed ad ogni notte vi é un periodo piú lungo di digiuno associato al sonno: questi ritmi biologici sono regolati da quelli della natura.

Animali e piante rispettano questi ritmi, ed hanno nel corso dell’anno periodi di diminuzione degli scambi che arrivano a arrestarsi completamente con il letargo. L’uomo ha perso la capacità di sentire questi ritmi, dei quali i digiuni sono un riflesso.
Non solo, ma l’alimentazione è spesso eccessiva e squilibrata. Digiuni periodici sono allora un compenso agli eccessi e agli squilibri alimentari.

Quindi possiamo concludere dicendo che il digiuno, associato a una molteplicitá di fattori, tra cui il riposo, determina un riequilibrio e una guarigione, e fa scattare una fase necessaria per la pienezza vitale, spesso inattivata da abitudini innaturali.

Quanto deve durare il digiuno?



La durata del digiuno terapeutico



La durata ideale di un digiuno è un parametro che può essere stabilito solo individualmente, tenendo conto di numerosi fattori: patologia, entità delle riserve, condizioni generali, aspetti psicologici e altri fattori contingenti.

1)    Fase depurativa dei liquidi circolanti (sangue e linfa). Si svolge all’incirca nell’arco della prima settimana, con l’iniziale aumento dei processi di eliminazione.

2)    Fase depurativa tessutale. Avviene nella seconda settimana e nella terza, ed è caratterizzata dal miglioramento dei tessuti con il protrarsi dell’intensa eliminazione.

3)    Fase dei cambiamenti organici. Si attiva dalla seconda settimana, continua e si intensifica nelle successive, per tutto il periodo del digiuno terapeutico.
E’ caratterizzata dai profondi cambiamenti protoplasmatici comportati dall’attivazione del sistema immunitario che determina, fra l’altro l’autolisi di rigenerazione e di difesa. Mentre un digiuno di una settimana é sufficiente come misura igienica e in caso di malattie acute (digiuno depurativo dei liquidi), per ottenere benefici significativi in forme patologiche croniche é necessario protrarre il digiuno fino alla seconda (digiuno depurativo tessutale) e alla terza settimana (digiuno dei cambiamenti organici) nelle forme degenerative.

Tre settimane di digiuno sono da considerare il periodo minimo adeguato per ottenere profondi cambiamenti  a livello cellulare. Spesso, per vari motivi, non è possibile effettuare digiuni così lunghi: in questi casi si può sostituire ad un unico lungo digiuno una serie di digiuni successivi. In alcuni casi è possibile o addirittura consigliabile sostituire al digiuno completo il digiuno attenuato.



Digiuni periodici



Il digiuno periodico




Diamo un esempio di come si possono ritmare i digiuni periodici nell’arco dell’anno.
Un giorno di digiuno (assoluto o attenuato) due volte al mese, nei giorni di luna piena e di luna nuova.
Può essere utile anche un solo giorno di digiuno al mese: in questo caso si può scegliere il giorno di luna piena. Le donne possono  ritmare il giorno di digiuno col ciclo mestruale e farlo coincidere con il giorno successivo alla fine delle mestruazioni. Se si soffre di dismenorrea è molto utile, per  prevenire o attenuare i disturbi, digiunare il giorno che precede le mestruazioni (quando si cominciano in genere ad avvertire i primi segni di malessere) oppure il primo giorno del mestruo o, ancor meglio, in entrambi i giorni.
Cinque - sette giorni di digiuno (assoluto o attenuato)  in primavera o in estate.
Tre - cinque giorni in autunno. In questa stagione il digiuno può essere sostituito dalla cura dell’uva ( vedi: Il digiuno attenuato) che, qualora fosse prolungata per due - tre settimane, potrebbe sostituire anche il digiuno di primavera - estate.
La scelta dei giorni migliori per il digiuno igienico - periodico nella nostra società non sempre può uniformarsi ai ritmi naturali, ed è accettabile che ciascuno lo cadenzi tenendo conto dei vari impegni sociali e lavorativi: è utile però cercare di non variare il ritmo stabilito.
I digiuni molto brevi, soprattutto quando sono entrati a far parte delle abitudini, sono compatibili con gli impegni di lavoro, ma sarà opportuno, per ottenerne maggiori benefici, programmare il digiuno nei giorni che permettono il riposo, le attività del tempo libero, le passeggiate, la meditazione.
Tuttavia per alcuni può essere utile digiunare proprio nei giorni di maggiore attività: chi è fortemente dipendente dal cibo, ad   esempio, digiunerà più facilmente, evitando tentazioni e ripensamenti, proprio nei giorni di lavoro; anche chi ama molto l’attività digiunerà bene nei giorni di maggior impegno.

Il digiuno durante le malattie acute
Nelle malattie acute non è rara l’inappetenza attraverso la quale l’organismo stesso segnala l’opportunità del digiuno. In queste patologie il digiuno non intensifica i processi eufisiologici, già intensi di per sé, ma li regolarizza, in modo che non siano troppo violenti o dolorosi e quindi difficilmente sopportabili. Il digiuno fa sì che i segni infiammatori si risolvano, la febbre non raggiunga punte alte, che i dolori si attenuino e non di rado scompaiano e in modo simile agisce sugli altri sintomi: le secrezioni anomale regrediscono, la tosse si attenua, la diarrea scompare rapidamente, gli ascessi si aprono all’esterno o si riassorbono.
La spiegazione di questi fenomeni risiede probabilmente nel fatto che, essendo durante il digiuno attivati tutti i processi eufisiologici e intensificate tutte le vie di eliminazione, non  avviene che alcune funzioni siano eccessivamente impegnate: il corpo si trova nella condizione ideale per integrare e armonizzare ogni reazione e pertanto i sintomi si attenuano  come si attenua l’impeto della corrente di un fiume quando si aprono canali collaterali.
Nelle patologie acute è in genere sufficiente un digiuno di durata  variabile dai tre giorni ad una settimana.
 In alcuni casi (condizioni generali scadute, soggetti magri,   troppo giovani o troppo anziani, donne in gravidanza ecc.) può essere preferibile al digiuno assoluto un digiuno attenuato o una dieta depurativa. Se i sintomi sono molto intensi si potranno somministrare blandi rimedi, come infusi, decotti, ecc. I criteri validi per le malattie acute lo sono anche per ottenere la  remissione di  riacutizzazioni spontanee di malattie croniche.
Quando si fa digiunare un soggetto affetto da patologia cronica non in fase acuta è meglio che il digiuno si inizi progressivamente, proprio per evitare una brusca riacutizzazione, indotta dal digiuno stesso, che potrebbe mettere in crisi il paziente; quando la riacutizzazione si è presentata spontaneamente è meglio viceversa iniziare immediatamente( se le condizioni generali lo permettono) un digiuno assoluto, che attenuerà più rapidamente i sintomi.



L'alimentazione cruda


Crudismo e alimentazione






Sulla terra, le uniche specie che si alimentano con cibi cotti sono: l'uomo e gli animali domestici, si può notare che il cambiamento delle abitudini alimentari degli animali domestici, ha portato come diretta conseguenza (viene quasi da sorridere), l'aumento del numero di veterinari.
La vita nasce cruda: tutti i processi biologici si svolgono entro certi limiti di temperatura, temperatura entro cui cellule e tessuti svolgono le loro attività vitali.
Il fuoco con le sue seduzioni, ha generato una frattura, una separazione tra la natura (con tutti i suoi processi biochimici e vitali) e l'uomo; il fuoco cuocendo i cibi, in realtà uccide la vita dell’alimento.
Esempio: un chicco di grano crudo, se viene seminato.. germoglia - lo stesso chicco di grano, se viene prima cotto e poi seminato.. marcisce.
Il Dr. Kouchakoff, medico svizzero di Losanna, dopo anni di studi su migliaia di persone, in un suo saggio (1937), dimostra che ogni volta che consumiamo del cibo cotto si determina nell’organismo la leucocitosi (aumento dei globuli bianchi): l’organismo attiva una reazione di difesa, difesa verso un cibo che non riconosce come adatto all'organismo.
Secondo la medicina ufficiale la leucocitosi digestiva è fisiologica, ma nessuno si domanda il motivo per il quale questo processo non si determina con i cibi crudi.
L’italiano Dr. Lusignani, con teorie ancor più lungimiranti e innovative, già nel 1924 aveva dimostrato che consumando cibi crudi, l’organimo si rilassa e rispetto al calibro vasale si determina una vasodilatazione con leucopenia (diminuzione del numero dei globuli bianchi); consumando invece cibi cotti, si verifica una vasocostrizione ed un aumento dei globuli bianchi.
Il crudismo o alimentazione crudista si rivolge oltre che alle persone con problemi di salute, anche alle persone sane che vogliono migliorare il loro stato fisico, che voglio fare prevenzione, che vogliono ottenere il massimo dal loro organismo e vivere non solo più a lungo, ma soprattutto in migliori condizioni di salute, come il mitico popolo degli Hunza che vive gli 80 anni di età con la forza e l'energia di un trentenne; il crudismo è l’alimentazione viva, ed è il vero modello alimentare anti-età.
Avvicinarsi al crudismo è abbastanza semplice, ma ci vuole competenza, è importante fare tutto in maniera graduale e possibilmente essere seguiti da persone preparate, soprattutto nelle fasi iniziali.



Azione del digiuno


Cosa accade quando ci si astiene dal cibo?

In alcuni testi l’azione del digiuno è stata paragonata a quella di un intervento chirurgico e questo, per alcuni aspetti, puo’ essere giustificato. 

Tuttavia è bene rendersi conto delle differenze nei risultati e negli atteggiamenti richiesti: il digiuno è un processo naturale i cui risultati non sono mai del tutto prevedibili e quantificabili ed inoltre non lo si deve considerare come un atto risolutivo in se’, che elimini il problema una volta per tutte e definitivamente.
Se questo atteggiamento è spesso tutt’altro che giustificato anche in chi subisce un intervento chirurgico, perche’ è sempre presente il rischio di recidive, di effetti secondari, è bene che esso sia assente in chi affronta col digiuno questa, e qualunque altra, patologia. 

Non si deve dimenticare che nel corso del digiuno non è la volonta’ umana a dirigere i processi riparativi e a determinarne l’intensita’, ma il corpo stesso, ed essi potrebbero anche orientarsi in una direzione imprevista, della cui necessita’ non si e’ neppure consapevoli.

Diciamo questo per far comprendere che il digiuno è adatto solo a chi ha un orientamento salutista ed igienista, rifiuta l’intervento perché lo ritiene una menomazione dell’integrita’ del proprio corpo; è convinto degli effetti benefici del digiuno a livello generale e lo intraprende in prima istanza per questo sapendo che le remissioni di una specifica patologia ne sono solo effetti secondari che si succedono secondo le reali necessita’ organiche e non secondo la volonta’ o le aspettative: pertanto non sono programmabili e solo in parte prevedibili; è disposta ad inserire il digiuno in una prospettiva di cambiamento, anche radicale.

Viceversa sappia che il digiuno non fa per lui chi pensa che il modello di vita seguito non abbia nulla a che fare con le malattie.

Anche se non tutto è chiaro e definibile, il processo logico fondamentale appare il seguente. Teniamo presente prima di tutto che la struttura corporea si regge su due attività meccaniche in equilibrio: anabolismo (costruzione) e catabolismo (distruzione di. materia organica). Insieme formano il metabolismo. L’attività catabolica produce continuamente scorie, che vengono eliminate attraverso gli organi escretori (reni, intestino, le, vie respiratorie).

Ricordiamo anche che, in ogni organismo vivente, all’assunzione di cibo segue la digestione di esso, poi l’assimilazione, infine l’eliminazione dei rifiuti. Man mano che ci si allontana dal pasto l’assimilazione diminuisce e subentra e poi prevale la fase di eliminazione. Nel momento che si assume un nuovo pasto la fase eliminatoria si arresta o rallenta perché l’energia viene captata dai processi digestivi. 

Ora l’energia assorbita dalle attività di digestione e assimilazione è molto grande. (E’ stato calcolato che essa costituisce il maggior dispendio di energie in un uomo sedentalio). L’energia a disposizione delle attività depurative non riesce, in generead eliminare tutte le scorie prodotte dall’attività catabolica e digestiva; ed esse si accumulano producendo tossiemia. E ciò soprattutto oggigiorno che conduciamo una vita innaturale in ambienti inquinati. 

Durante un digiuno, cessando la digestione e assimilazione del cibo, tutta l’attività dell'organismo è devoluta allo smaltimento dei rifiuti, la fase elimiflativa cioè può continuare ininterrottamente.
Il tubo digerente non più impegnato nell'assimilazione si trasforma in struttura adibita esclusivamente allo smaItimento.

Tutta l’energia si trasferisce agli organi escretori e viene impiegata anche per la riparazione di lesioni o danni dei tessuti. In questo modo liberi da un certo tipo di lavoro gli organi e i processi vitali sono in grado di farne un altro. 

Il digiuno dunque non è una cura, ma una condizione che lascia libere le forze rigeneratrici della natura di agire.


Anoressia mentale a confronto


DIGIUNO E ANORESSIA MENTALE





A volte si sente affermare, anche da esperti dell’alimentazione, che una dieta rigida o un digiuno effettuato per dimagrire possono scatenare l’anoressia. Lasciamo alle persone di buon senso valutare l’attendibilità di tale affermazioni alla luce delle seguenti considerazioni. L’anoressia mentale è una grave patologia psichica, soprattutto femminile, che compare spesso nell’adolescenza e nella post - adolescenza, generalmente dai tredici ai vent’anni.

Affonda le sue radici nell’infanzia e riguarda gli aspetti più profondi della personalità: il rapporto col corpo, con la sessualità, con le figure parentali. Al suo esordio la malattia si manifesta, tra l’altro, con una drastica riduzione del cibo, espressione dei profondi conflitti psichici. Il soggetto giustifica tale comportamento ai familiari nei modi più vari: mancanza di appetito, problemi digestivi, necessità di una dieta... Quando  la patologia del comportamento alimentare diventa evidente è  allora comprensibile che i genitori possano affermare  che all’inizio di tutto ci sia la dieta.

Meno comprensibile è che a volte tale opinione sia condivisa da “esperti”: in realtà l’anoressia è una patologia che esordisce con una comportamento alimentare caratterizzato dalla drastica riduzione del cibo e affermare che la “dieta” abbia scatenato l’anoressia  vuol dire scambiare la causa per l’effetto.

Infatti le anoressiche non seguono praticamente mai i consigli alimentari di esperti, le loro diete sono strettamente personali e sono assai restie a modificarle.

Il digiuno completo poi è, di norma, rifiutato: le anoressiche sono in realtà fortemente dipendenti dalla dieta autodecisa. Non andrebbero mai presso un centro dove si praticano digiuni completi o attenuati e nemmeno presso un centro dietetico: infatti sono convinte che solo loro sappiano quali cibi, e in quali quantità, sono adatti a loro e da detti cibi sono fortemente dipendenti. Una dipendeza ed un rituale che non intendono modificare: vogliono averli a disposizione secondo le quantità e i ritmi che ritengono opportuni, vogliono sapere che sono in frigorifero, magari soltanto per poterli guardare e se non li trovassero sarebbero prese da crisi d’ansia.

Illuminanti per farsi un’idea dell’anoressia ci sembrano questi passi tratto da L’anoressia mentale, Feltrinelli, di Mara Palazzoli Selvini: “Alla prima visita le anoressiche mentali si presentano sempre con caratteristiche tipiche. Nei rapporti col medico a cui vengono sempre condotte, riluttanti, dai familiari, si mostrano educatamente fredde, scostanti, controllate. Altre, molto più rare, appaiono invece fatue, logorroiche, con un atteggiamento falso e inconsistente che mira allo stesso scopo: scoraggiare o esasperare il medico. Infatti le pazienti protestano di stare benissimo, non realizzano uno stato di malattia, sono indifferenti alle proprie condizioni fisiche, anche se evidentemente gravi...Il contegno delle pazienti nei riguardi del cibo, pur sotto i più vari pretesti, si riassume in una drastica limitazione dell’apporto alimentare.

Raramente la limitazione è così drastica fin dall’inizio. Più spesso comincia subdolamente e per qualche tempo può passare anche inosservata. Esse protestano mancanza di appetito, senso di gonfiore, dolori di stomaco, digestioni difficili, precoce senso di sazietà, nausea, oppure restrizione dell’appetito a pochi cibi, in alcuni casi, specie dopo la fase di stabilizzazione ai dolciumi. Alcune hanno preferenze alimentari bizzarre e monotone...Non parlano mai del loro cibarsi ed amano circondare la cosa di segretezza e di mistero.

Nessuno sa mai precisamente quanto o quando abbiano mangiato. È comune a tutte le pazienti il non mangiare volentieri insieme con gli altri...Costrette a cibarsi, di nascosto regalano il cibo, lo danno agli animali o lo gettano nei gabinetti o dalle finestre: altre volte, al contrario, lo rubano, e lo accumulano, stantio, nel loro armadio. L’impossibilità di procurarsi cibo, o il dover vivere in un luogo ove il cibo sia scarso o controllato, le angoscia. E ciò, anche se non lo mangiano... La malattia inizia, di solito, nella forma passiva, cioè col semplice rifiuto del cibo.

Più tardi, essa si complica con la forma attiva: assunzione di dosi enormi di purganti, clisteri, vomiti ripetuti, dapprima volontari e penosi, poi quasi automatici... L’anoressia mentale non è primariamente un’assenza od una perversione dall’appetito, ma una spinta verso l’emaciazione, voluta e totalmente accettata dall’ammalata...”

La causa di un processo talmente complesso non può essere una dieta, nemmeno come causa scatenante: le restrizioni alimentari, giustificate in vari modi, non sono altro che le prime manifestazioni della patologia, tendente quasi sempre ad aggravarsi. Ancor meno può essere considerato causa dell’anoressia un digiuno assoluto, che non rientra, se non eccezionalmente e quando la patologia si è aggravata, tra comportamenti dell’anoressica.






Cosa avviene nel corpo durante il digiuno?


Cambiamenti che avvengono nell’organismo durante il digiuno







Eliminazione di accumuli tossici nei liquidi (sangue, linfa, liquido interstiziale) per l’intensificazione dell’attivita’ degli emuntori. Si sciolgono le riserve in eccesso, si eliminano gli accumuli abnormi e tossici all’interno dei tessuti e delle cellule: se questi accumuli sono notevoli, dal momento che per essere eliminati devono prima riversarsi nel sangue, possono determinare una alterazione transitoria dei valori ematochimici.
Vengono rimossi gli accumuli di colesterolo sulle pareti dei vasi, di acido urico, a livello delle articolazioni ecc.
Questo avviene per il protrarsi della eliminazione attiva degli emuntori. Si riacutizzano le infiammazioni croniche che volgono cosi’ ad una rapida risoluzione.
Si eliminano germi e agenti patogeni infettivi e l’eliminazione di vari focolai di infezioni, in particolare delle foci tonsillari e dentali, causa di molte patologie a distanza, grazie al miglioramento immunitario.
Vengono eliminate le cellule invecchiate, con rinnovamento dei tessuti, in seguito al miglioramento immunitario che attiva l’autolisi di rigenerazione: questo e’ evidenziato dall’aumento del liquido intracellulare, caratteristico dei tessuti giovani. Il ringiovanimento dei tessuti determina una aumentata funzionalita’ dei vari apparati. 

Si ha un miglioramento della rete capillare, e degli scambi nutritivi e respiratori a livello cellulare, della funzionalita’ dell’apparato con riequilibrio della flora intestinale, sviluppo della flora simbiotica ed eliminazione del “microbismo”, causa di infezioni e intossicazione di tutto l’organismo.
Si ha anche un miglioramento delle funzioni epatiche, perche’ le notevoli capacita’ rigenerative del fegato trovano a digiuno le condizioni ideali con il diminuito impegno dell’organo, che non deve elaborare gli alimenti assorbiti. Puo’ avvenire l’eliminazione di formazioni patologiche, come calcoli e concrezioni, il riassorbimento o la riduzione di neoformazioni benigne (quali cisti, noduli, fibromi, polipi ecc..) e l’eliminazione di formazioni maligne, grazie all’autolisi. 

Strutturazione dell'immagine corporea
Ciascuno ha una immagine mentale del proprio corpo e lo modella inconsciamente secondo tale immagine.

Quasi sempre chi tende al sovrappeso o agli eccessi alimentari e’ legato all’immagine del corpo “difeso dal grasso”: come una corazza gli accumuli possono, nelle fantasie inconscie, proteggere dalle ansie, dalle depressioni, dalle innumerevoli difficolta’ relazionali.

L’obeso nello stesso tempo respinge la propria immagine e vi si rifugia: essa spesso si e’ fissata nell’eta’ infantile, introiettando la figura di un familiare ( realmente obeso o considerato tale in base agli incerti criteri di valutazione infantili) che dava affetto e sicurezza.