Gandhi, noto uomo politico indiano, nel suo libro "Regime e riforma alimentare", afferma: "Per liberarsi da una malattia, occorre sopprimere l’uso del fuoco nella preparazione del pranzo".

Albert Mosséri

Albert Mosséri
"La pratica dell’igienismo così come io la pratico oggi è venuta per gradi; ho dovuto percorrere numerose tappe, in quanto avevo bisogno di cercare il regime adeguato, le buone idee, cosa non facile. E una volta trovate le soluzioni, le tentazioni esterne e interne sono talmente forti che le cose trovate non si possono applicare a primo colpo. Furono necessari anni e anni di lavoro per poter praticare l'igienismo puro...."

A R C H I V I O

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Piu' impariamo le leggi della natura che regolano e governano la nostra salute, meno dobbiamo temere il distruttivo attacco della malattia. A. Ehret

Polso e pressione arteriosa


La pressione arteriosa durante il digiuno






Il polso tende a mantenere a riposo la frequenza entro limiti strettamente fisiologici.
E' frequente invece una tachicardia sotto sforzo accentuata rispetto alla norma.
Alla tachicardia può associarsi una tendenza alla aritmia, per la presenza di extrasistoli sporadiche.
Anche la pressione arteriosa tende a mantenersi entro limiti strettamente fisiologici in persone normotese.
Negli iper-tesi la pressione tende ad abbassarsi progressivamente, mentre negli ipo-tesi tende a mantenersi invariata, o ad abbassarsi nei primi giorni, per poi aumentare e stabilizzarsi sui valori abituali.
In questi ultimi è importante segnalare un accentuarsi della labilità pressoria con una aumentata tendenza alla lipotimia ortostatica. Questo fenomeno è presente più frequentemente nei primi giorni di digiuno: successivamente la pressione, tende a stabilizzarsi e a volte ad aumentare, non solo nei confronti dei primi giorni di digiuno, ma anche rispetto ai valori abituali.
La pressione arteriosa dipende da due fattori: dal lavoro del cuore e dalla somma delle resistenze opposte dai vasi al flusso del sangue, per spiegare un abbassamento pressorio bisogna ammettere un progressivo decrescere del lavoro del cuore dal primo all'ultimo giorno di digiuno. Il digiuno comporta una diminuzione della massa del cuore e quindi un assottigliamento delle sue pareti ed una diminuzione della capacità dei ventricoli: un indebolimento del cuore in toto a cui deve corrispondere una proporzionale diminuzione funzionale sia sistolica che diastolica.
Secondo le ricerche di Voit e di altri ricercatori le perdite percentuali del cuore sono appena del 3% e questa diminuzione è riscontrata in animali morti d'inedia.
E' giustificato supporre che nei limiti del digiuno fisiologico, la massa del cuore diminuisca ancor meno in persone normali, proprio per il concetto generale già esposto che afferma la tendenza del corpo a preservare gli organi vitali.
Recenti osservazioni hanno permesso, grazie a radiografie, di documentare una effettiva diminuzione della massa cardiaca durante digiuni protratti. Questa è comunque dovuta non ad una diminuzione numerica ma una diminuzione delle dimensioni delle fibre cardiache ed è comunque di portata ridotta, a meno che non si sia in presenza di ipertrofia cardiaca.
Secondo una definizione generale di Chossat, i tessuti, durante il digiuno, perdono massa in misura inversa alla loro importanza fisiologica.