Gandhi, noto uomo politico indiano, nel suo libro "Regime e riforma alimentare", afferma: "Per liberarsi da una malattia, occorre sopprimere l’uso del fuoco nella preparazione del pranzo".

Albert Mosséri

Albert Mosséri
"La pratica dell’igienismo così come io la pratico oggi è venuta per gradi; ho dovuto percorrere numerose tappe, in quanto avevo bisogno di cercare il regime adeguato, le buone idee, cosa non facile. E una volta trovate le soluzioni, le tentazioni esterne e interne sono talmente forti che le cose trovate non si possono applicare a primo colpo. Furono necessari anni e anni di lavoro per poter praticare l'igienismo puro...."

A R C H I V I O

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Piu' impariamo le leggi della natura che regolano e governano la nostra salute, meno dobbiamo temere il distruttivo attacco della malattia. A. Ehret

Anoressia mentale a confronto


DIGIUNO E ANORESSIA MENTALE





A volte si sente affermare, anche da esperti dell’alimentazione, che una dieta rigida o un digiuno effettuato per dimagrire possono scatenare l’anoressia. Lasciamo alle persone di buon senso valutare l’attendibilità di tale affermazioni alla luce delle seguenti considerazioni. L’anoressia mentale è una grave patologia psichica, soprattutto femminile, che compare spesso nell’adolescenza e nella post - adolescenza, generalmente dai tredici ai vent’anni.

Affonda le sue radici nell’infanzia e riguarda gli aspetti più profondi della personalità: il rapporto col corpo, con la sessualità, con le figure parentali. Al suo esordio la malattia si manifesta, tra l’altro, con una drastica riduzione del cibo, espressione dei profondi conflitti psichici. Il soggetto giustifica tale comportamento ai familiari nei modi più vari: mancanza di appetito, problemi digestivi, necessità di una dieta... Quando  la patologia del comportamento alimentare diventa evidente è  allora comprensibile che i genitori possano affermare  che all’inizio di tutto ci sia la dieta.

Meno comprensibile è che a volte tale opinione sia condivisa da “esperti”: in realtà l’anoressia è una patologia che esordisce con una comportamento alimentare caratterizzato dalla drastica riduzione del cibo e affermare che la “dieta” abbia scatenato l’anoressia  vuol dire scambiare la causa per l’effetto.

Infatti le anoressiche non seguono praticamente mai i consigli alimentari di esperti, le loro diete sono strettamente personali e sono assai restie a modificarle.

Il digiuno completo poi è, di norma, rifiutato: le anoressiche sono in realtà fortemente dipendenti dalla dieta autodecisa. Non andrebbero mai presso un centro dove si praticano digiuni completi o attenuati e nemmeno presso un centro dietetico: infatti sono convinte che solo loro sappiano quali cibi, e in quali quantità, sono adatti a loro e da detti cibi sono fortemente dipendenti. Una dipendeza ed un rituale che non intendono modificare: vogliono averli a disposizione secondo le quantità e i ritmi che ritengono opportuni, vogliono sapere che sono in frigorifero, magari soltanto per poterli guardare e se non li trovassero sarebbero prese da crisi d’ansia.

Illuminanti per farsi un’idea dell’anoressia ci sembrano questi passi tratto da L’anoressia mentale, Feltrinelli, di Mara Palazzoli Selvini: “Alla prima visita le anoressiche mentali si presentano sempre con caratteristiche tipiche. Nei rapporti col medico a cui vengono sempre condotte, riluttanti, dai familiari, si mostrano educatamente fredde, scostanti, controllate. Altre, molto più rare, appaiono invece fatue, logorroiche, con un atteggiamento falso e inconsistente che mira allo stesso scopo: scoraggiare o esasperare il medico. Infatti le pazienti protestano di stare benissimo, non realizzano uno stato di malattia, sono indifferenti alle proprie condizioni fisiche, anche se evidentemente gravi...Il contegno delle pazienti nei riguardi del cibo, pur sotto i più vari pretesti, si riassume in una drastica limitazione dell’apporto alimentare.

Raramente la limitazione è così drastica fin dall’inizio. Più spesso comincia subdolamente e per qualche tempo può passare anche inosservata. Esse protestano mancanza di appetito, senso di gonfiore, dolori di stomaco, digestioni difficili, precoce senso di sazietà, nausea, oppure restrizione dell’appetito a pochi cibi, in alcuni casi, specie dopo la fase di stabilizzazione ai dolciumi. Alcune hanno preferenze alimentari bizzarre e monotone...Non parlano mai del loro cibarsi ed amano circondare la cosa di segretezza e di mistero.

Nessuno sa mai precisamente quanto o quando abbiano mangiato. È comune a tutte le pazienti il non mangiare volentieri insieme con gli altri...Costrette a cibarsi, di nascosto regalano il cibo, lo danno agli animali o lo gettano nei gabinetti o dalle finestre: altre volte, al contrario, lo rubano, e lo accumulano, stantio, nel loro armadio. L’impossibilità di procurarsi cibo, o il dover vivere in un luogo ove il cibo sia scarso o controllato, le angoscia. E ciò, anche se non lo mangiano... La malattia inizia, di solito, nella forma passiva, cioè col semplice rifiuto del cibo.

Più tardi, essa si complica con la forma attiva: assunzione di dosi enormi di purganti, clisteri, vomiti ripetuti, dapprima volontari e penosi, poi quasi automatici... L’anoressia mentale non è primariamente un’assenza od una perversione dall’appetito, ma una spinta verso l’emaciazione, voluta e totalmente accettata dall’ammalata...”

La causa di un processo talmente complesso non può essere una dieta, nemmeno come causa scatenante: le restrizioni alimentari, giustificate in vari modi, non sono altro che le prime manifestazioni della patologia, tendente quasi sempre ad aggravarsi. Ancor meno può essere considerato causa dell’anoressia un digiuno assoluto, che non rientra, se non eccezionalmente e quando la patologia si è aggravata, tra comportamenti dell’anoressica.